Commentare: 26.05.2009 16:46
Il Calendario 2009 del Santuario è dedicato alle tavolette donate come ringraziamento al Santo per i suoi interventi in aiuto di persone in estrema difficoltà. Gli interventi miracolosi spaziano su ogni aspetto della vita quotidiana e testimoniano i cambiamenti avvenuti nel frattempo nella società, passando dagli incidenti con gli animali domestici a quelli con i trattori e le automobili
Quando da ragazzi salivamo a San Matteo, detta una frettolosa preghiera, non mancavamo mai di dedicare una prolungata visita agli ex voto. Quei piccoli e colorati quadretti ci attiravano. Ci immergevamo in un universo fantastico, e realistico insieme, fatto di gambe e braccia aggrovigliate, persone proiettate in aria, carretti che esplodevano, cavalli, automobili, treni, barche che sembravano sul punto di urlare. Il tutto addolcito e rasserenato da presenze divine, poggiate sulle nuvole, dallo sguardo intenso e partecipe. Erano gli ex voto o tavolette votive. Passavamo in rassegna episodi conosciuti e sconosciuti, fatti di vita paesana e contadina, malattie e incidenti, guerre e violenze domestiche.
I quadri provenivano da quasi tutti i paesi del Gargano e costituivano, a loro modo, una interessante rassegna di vita che attirava i visitatori con una variopinta documentazione sulle città, sui costumi, sul mezzi di locomozione e gli strumenti di lavoro. Le tavolette dipinte attiravano anche i grandi, anche se con meno fantasia e maggiore consapevolezza. Gli adulti dinanzi a tutto quel catalogo di grazie e di disgrazie pensavano alla loro vita, alla durezza del lavoro, all’imprevedibilità della disgrazia, della malattia e, qualche volta anche della cattiveria. Spesso riconoscevano con commozione vecchi compagni di viaggio che il signore aveva visitato nel momento del pericolo. E pensavano che mai, qualunque fosse la loro vita, Dio e i suoi Santi li avrebbero abbandonati.
Le tavolette votive sono un aspetto della vita religiosa diffuso in tutto il mondo e in tutte le religioni. Un aspetto “importante di tutte le religioni, infatti, è il ringraziamento per i benefici ricevuti da Dio. Al ringraziamento si unisce sempre il bisogno di proclamare, di far conoscere a tutti di essere stato oggetto di una speciale attenzione da parte di Dio e dei suoi santi; e questo avviene mediante la tavoletta dipinta che narrando in modo ingenuo ma efficace la gravità del pericolo corso, insieme all’angoscia e la prostrazione del protagonista, evidenzia la tempestività e l’efficacia del soccorso divino.
Molti studiosi si sono dedicati allo studio delle tavolette votive. Fra questi ci è caro ricordare la professoressa Annamaria Tripputi dell’università di Bari, che da molti anni, insieme al marito professor Paolo Malagrinò, fa parte della grande e bella famiglia dei collaboratori nelle attività culturali della nostra fraternità francescana. Ora le nostre tavolette votive sono state pubblicate in un prezioso cd.
Sono 502 tavolette dipinte, disposte in un database con molte chiavi di ricerca per consentire il reperimento istantaneo di una qualsiasi tavoletta, o serie di tavolette. Le tavolette votive sono anche l’oggetto del calendario dell’anno 2009. Il Cd sarà seguito da un documentario pubblicato in Dvd concepito come una sorta di visita guidata ai nostri ex voto. Ambedue questi prodotti sono a disposizione dei pellegrini, dei devoti, amici, studiosi, presso il Santuario.

Chi, fino al 1975 arrivava per la prima volta a San Matteo, s’imbatteva, salita la scalinata d’ingresso e visitato il presepio, in uno spettacolo inconsueto: una vasta sala tutta tappezzata di piccoli, coloratissimi dipinti che narravano una serie infinita di disgrazie.
Erano sviluppate tutte le tematiche che la perversa fantasia del male ha inventato lungo la storia: dal morso dell’asino all’incidente nei campi, dallo scoppio del fucile durante la caccia all’incidente d’auto, dal tentativo di omicidio all’assalto dei briganti, dai bombardamenti aerei alla malattia mortale, dalle cadute dalle impalcature a quelle nei pozzi: tutto un catalogo negativo in cui era facile riconoscere alcuni momenti drammatici della vita di ognuno. Erano le tavolette votive, chiamate anche ex voto dinanzi alle quali i pellegrini trascorrevano qualche ora.
Di piccole dimensioni, esse raccontano i momenti in cui l’uomo, ridotto all’estrema indigenza, è costretto a riconoscersi povero e nudo, impotente di fronte agli eventi o alla cattiveria degli uomini. La persona, conscia della propria povertà, non trova altro rifugio che Dio, dal quale solo si aspetta conforto e sostegno.
L’ex voto, quindi è, insieme, ringraziamento e proclamazione che solo Dio è grande, padrone degli eventi, padre dei poveri e dei miseri.
I Santi sono nostri avvocati e protettori; la loro intercessione ci avvicina a Dio; anche per i loro meriti Dio ci soccorre nelle necessità.
L’ex voto perciò è la documentazione della sollecitudine di Dio verso i bisognosi e della potenza dei Santi che con la loro vita umile hanno servito il Signore e i fratelli. Le tavolette votive attualmente conservate nel nostro santuario sono circa cinquecento.
A queste si devono aggiungere circa cento tra cuori d’argento che significano la totale devozione a San Matteo e il cordiale ringraziamento per i benefici ricevuti, e alcune sagome, in argento o altro metallo, di organi umani guariti per l’intercessione di San Matteo.
Le vicende storiche, spesso drammatiche, del convento, soprattutto del sec. XIX, hanno provocato la perdita di molte centinaia di tavolette votive che si erano accumulate nei secoli. Le rimanenti sono databili entro un arco temporale che va dalla metà del sec XIX ai nostri giorni.
Le materie usate sono povere: sottili fogli di legno, compensati, masonite, carte e cartoni, tele, e soprattutto lamine di ferro.
Anche le tecniche della riproduzione delle scene sono diverse, dall’olio alla tempera, dalla fotografi a al disegno.
La povertà dei materiali usati mette in pericolo anche oggi la loro sopravvivenza. Diverse sono andate distrutte negli ultimi anni soprattutto della ruggine che attacca facilmente le lamine di ferro, dei tarli che svuotano del tutto le tavolette in legno o compensato e dell’umidità che distrugge carte e cartoni. Negli anni scorsi alcuni interventi di restauro hanno consentito la sopravvivenza di decine di tavolette, altre, invece, soprattutto alcune fotografi che, sono andate completamente perdute.
IL MONDO CONTADINO E PASTORALE
La quasi totalità degli ex voto anteriori al 1960 proviene soprattutto dalle città di Manfredonia, Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis, Mattinata, Cerignola, un mondo, cioè, a forte prevalenza contadina, con i suoi variegati aspetti derivanti dal rapporto con la terra e gli animali, con le esigenze di trasporto e di commercializzazione e, purtroppo, anche con la necessità di difendersi dai malviventi. Il tutto costituisce un quadro organico in cui il rapporto col sacro viene documentato nella concretezza di un assetto sociale ed economico essenziale, di pochissime comodità, spesso di pura sopravvivenza,
in cui niente è superfluo ma tutto è necessario, e tutto è dono di Dio.
IL DENTE DI SAN MATTEO... I CANI ARRABBIATIi
Il santuario di San Matteo nasce con un rapporto privilegiato col mondo contadino e pastorale. Il Dente di San Matteo che i buoni contadini della Capitanata vengono a venerare, richiama alla loro mente altri denti, primi fra tutti quelli dei cani arrabbiati. Fin dall’inizio del culto sulle pendici del Monte Celano, San Matteo fu venerato come colui che protegge dai cani arrabbiati. A questo scopo, nei tempi passati, le persone morse venivano portate nel santuario dove ricevevano
la benedizione con l’olio della lampada che ardeva nel sacello del Santo.
CAVALLI E ASINI
Fin quando le campagne non furono completamente motorizzate, i denti con i quali i contadini più facilmente venivano in contatto, dopo quelli dei cani, appartenevano alla classe degli animali più preziosi, collaboratori necessari e amici più fi dati. Ogni tanto cavalli e asini dimenticavano la propria natura di erbivori e invadevano volentieri il pericoloso campo dei leoni e delle tigri.
Gli asini, si sa, sono animali pazienti e laboriosi, ma, quando gli salta la mosca al naso, sanno essere anche pericolosi.
SAN MATTEO PROTETTORE DEGLI ANIMALI DELLA CAMPAGNA
Questi preziosi collaboratori dell’uomo negli ex voto di San Matteo appaiono non solo nella veste di occasionali attentatori della salute fisica dei contadini, ma anche come oggetto delle preghiere dei contadini e dell’intercessione del Santo.
I contadini dauni e garganici amano immaginare che la protezione del Santo vada ben oltre le persone e abbracci anche gli animali. Cavalli in preda a violente emottisi, mucche alla mangiatoia tramortite dal fulmine guizzante, pecore e mucche gonfi e intossicate da germogli di anemoni, sono rappresentanti essi stessi di una povertà che vive di doni restituiti a Dio con immensa gratitudine.
Ancora oggi molte stalle del Tavoliere e del Gargano hanno ben in vista l’immagine di San Matteo. Sembra che nella fantasia popolare gli animali preferiti dal Santo siano i cavalli molti dei quali nei tempi passati all’anagrafe zootecnica erano insigniti col nome di Matteo. Di qui il facile motteggio comune fra i salaci contadini: “Ti chiami Matteo come un cavallo”.
Il rapporto con i cavalli è quasi canonizzato sul fastigio del tempietto in cui è esposta la statua del Santo. Un tondo marmoreo scolpito nel 1927 da ignoto lapicida cerignolano ritrae l’immagine veneranda di San Matteo accompagnata non dalla regolamentare sagoma umana ma dall’inconfondibile profilo di un volto cavallino.
I CAVALLI E LE NUOVE TECNOLOGIE

Nel ‘900 le campagne furono invase dai mezzi meccanici. Cavalli e asini dovettero condividere la fatica dei campi con mietitrici, trattori, aratri sempre più grandi e sempre più rumorosi. La loro vita s’intrecciò con quella delle macchine; a reciproca sopportazione non fu sempre facile, e l’incidente era sempre dietro l’angolo. Ma era sulla strada che il rapporto tra il vecchio e il nuovo si mostrava davvero problematico.
I cavalli, come gli uomini, non erano abituati alle nuove regole, il rombo dei motori li faceva imbizzarrire, spesso non rispondevano alla guida dei carrettieri. Accecati dalla polvere, impauriti dai mostri semoventi, i cavalli si scontravano con automobili, autocarri, motociclette, biciclette e perfino con i treni.
LA CASA E LA FAMIGLIA
Un capitolo particolare meritano gli incidenti domestici. La complessità dell’organizzazione della famiglia articolata su pochi
metri quadrati affollati da una moltitudine di fi gli, di attrezzi per cucinare, lavare, dormire, non di rado anche di animali domestici e da lavoro, rendeva la vita difficile soprattutto alle donne e ai bambini. L’incidente era sempre in agguato: bambini inondati di acqua bollente, finiti sotto le zampe di cavalli, precipitati da balconi e finestre; tutto un presepio negativo su cui l’immagine del Santo era l’unico segno di speranza. Le malattie danno modo di spingere lo sguardo verso un mondo fatto di cose umili e usuali e tuttavia esibite come preziose. La camera da letto fino ad alcuni decenni fa era non tanto il luogo del riposo e dell’intimità, quanto il quadro da esibire, l’intimo agghindato da aprire solo in occasioni speciali: di regola per la nascita di un bimbo; spesso anche per la malattia e la morte, per l’arrivo del medico o del sacerdote, ma sempre con la medesima solennità e il medesimo orgoglio.
Anche nelle situazioni più drammatiche, mai nelle camere vi era qualcosa fuori posto, che non fosse tutto ordinato e pulito.
Uno dei quadri più drammatici della raccolta di San Matteo racconta di un uomo in preda ad abbondantissima emottisi. Il poveretto, seduto sul letto, sparge sangue come una fontana che la moglie, disperata, raccoglie in un bacile. Per terra, paralleli al letto, sono infilati altri sei bacili già tutti colmi di sangue. Questo ex voto è uno dei più richiesti e pubblicati nelle riviste.
Naturalmente sono presenti anche le malattie, insieme ai ricoveri negli ospedali, operazioni chirurgiche ecc.
Non mancano episodi di violenza domestica, o che hanno per protagonisti briganti e grassatori.
Vi sono anche alcune drammatiche scene di guerra.
Nelle tavolette votive moderne sono più frequenti gli incidenti stradali. Negli ultimi decenni sono cresciute le tavolette che riguardano incidenti sul lavoro, soprattutto nell’ambito dell’edilizia. Un posto particolare occupano gli incidenti accaduti in terra straniera.
Le ataviche condizioni di povertà che hanno spinto generazioni fuori dell’Italia non hanno spento negli uomini e nelle donne il rapporto con San Matteo che emerge continuamente con struggente nostalgia nella vita quotidiana, e con maggiore intensità nel momento della solitudine e del pericolo.
Negli ultimi tempi sono cresciute le tavolette che riproducono incidenti di navigazione, riguardanti soprattutto la flotta peschereccia di Manfredonia. Anche nei primi decenni del secolo scorso venivano portate tavolette che narravano di fortunali e di naufragi, le più recenti parlano di incidenti dovuti al sovraffollamento del Mare Adriatico: battelli pescherecci tagliati in due da enormi bastimenti, o tirati verso il fondo dalle loro stesse reti impigliate attorno ai sottomarini che navigano in profondità.
L’arrivo delle tavolette votive nel nostro Santuario di San Matteo, benché non con la frequenza del passato, non è mai cessato.
Oggi l’ex voto non è più l’oggetto straordinario e a volte prezioso. Si preferisce la fotografi a, molto spesso anonima. Non mancano, tuttavia, espressioni più pensate e personali, come l’ex voto che un anonimo studente di medicina ha disegnato su cartoncino e spedito per posta per ringraziare San Matteo del buon esito degli esami.
AGNUS DEI
Riccardo Bacchelli ricorda con gusto una di tali tavolette da lui visionata intorno agli anni Venti. La scena lo impressionò e le dedicò una novella: Agnus Dei. «Al fonte gli era stato imposto il nome di Matteo, che gli giovò quando all’età di dodici anni fu addentato da un ciuco intiero di grande statura, magro come la rabbia e la lussuria e la vecchiezza che l’avevano scarnito sotto il basto e fra le stanghe, sotto il sole e fra la polvere del Tavoliere. I denti lunghi e gialli erano arrivati all’osso del braccio, a metà fra gomito e spalla; e le legnate a ruota pareva che servissero soltanto a levar la polvere dalla schiena affi lata dell’animale, e a fargli stringere vie più le mascelle. Allora intervenne San Matteo, protettore della rabbia degli animali, a disserrare quei denti, quando anche l’osso del bambino cominciava a sgretolarsi.
La scena si vede dipinta in un ex-voto, dove il sangue umano spiccia al naturale e la ferocia ciuchesca è parlante. Pende con altri molti nel convento di San Matteo sopra San Marco in Lamis. Vi si vedono i bastoni levati e i bastonatori sulla strada dove il fatto avvenne; il padrone del ciuco molto più sollecito che non abbiano a sconciargli l’animale, che non delle urla del bambino; e San Matteo da una parte in una cornice di nuvole. Dall’altro canto del cielo, in una rosa di visi d’angioli, appare colei che non manca mai nelle opere misericordiose. Il ciuco schiavarda di Sansone, e le legnate si fermano in aria. Molti bastoni rotti al suolo mostrano quante gliene avevan già date inutilmente.
Ma nel quadro non poté entrare il seguito. Il padrone del ciuco, un contadino duro come il suo animale, pretendeva d’essere rifatto dei danni, e voleva due pecore dal padre di Matteo, pastore. Diceva essergli stato sconciato l’asino, il più bello d’un’annata che al mercato d’animali in Cerignola non se ne vide mai più, e che la colpa era del ragazzo, passato troppo vicino alla bocca del somaro».
©2009 Padre Mario Villani
Il saggio è stato pubblicato a stampa nel "Calendario 2009" del Convento San Matteo di san Marco in Lamis (FG) e su mensile "Il GARGANO NUOVO", ANNO XXXV N. 2 FEBBRAIO 2009, pag. 4
LE IMMAGINI DEGLI EX VOTO QUI PUBBLICATE SONO TRATTE DALL'ALBUM FOTOGRAFICO DEL SITO WEB DEL CONVENTO DI SAN MATTEO



