LA MEMORIA DIMENTICATA


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a cura di Teresa Maria Rauzino

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LE MADONNELLE DI ROMA

Autore: Maria Teresa D'Orazio
Commentare: 26.05.2010 14:59







La Torre di Castel di Leva oggi Torre della Madonna, dove la Madre Celeste operò il suo primo miracolo, nel 1740.



L’origine della devozione religiosa nelle strade risale al culto pagano dei Lari, divinità tutelari del focolare domestico, del patrimonio terriero ed in seguito introdotto anche in città. Nelle case si veneravano in un tabernacolo (larario) posto nell’atrio e soprattutto si rendeva loro culto solenne in occasione di cerimonie inerenti alla vita familiare (genetliaci, matrimoni, vestizioni della toga virile). Nelle campagne i singoli proprietari dei fondi si radunavano per un rito in comune davanti a sacelli costruiti nei crocicchi (compita). Il culto dei Lari si diffuse anche in città dove ebbe i suoi sacrari in rudimentali cappellette (aediculae) nei crocicchi delle strade e i suoi fedeli tra gli umili strati sociali.

Nel IV secolo d.C. si contavano a Roma più di 400 edicole dedicate ai Lari che col tempo assunsero nuove funzioni sia nel campo privato sia in quello pubblico prendendo varie denominazioni a seconda se proteggevano nei viaggi per terra e per mare, in guerra e in campagna, o quali tutori e difensori della città. Troviamo ancora alcune rappresentazioni pittoriche di esse sulle pareti affrescate di case pompeiane e romane, come quelle nella casa di Livia sul Palatino.

Il Cristianesimo che ha avuto tra le sue caratteristiche quella di assorbire aspetti esteriori di altri culti rinnovandoli con un diverso significato interiore, ha fatto propria anche questa consuetudine: così le divinità delle strade furono sostituite, nel tempo, dalle immagini della Madonna venerata a Roma fin dal II secolo.

Le prime chiese di Roma dedicate al culto di Maria furono la chiesa di Santa Maria in Trastevere eretta nel 340 e la basilica liberiana (poi di Santa Maria Maggiore) nel 358.
Si diffuse anche l’uso di porre immagini sacre dappertutto, sulle mura e sulle porte della città e sulle facciate delle case con la scritta dedicatoria “Posuerunt me custodem”, con l’evidente intenzione di porre la città sotto la protezione della Madonna.

Le immagini inizialmente erano semplici e rozze, dipinte a fresco o a secco direttamente sul muro o su tavole riparate da una piccola tettoia.
Dall’Oriente arrivarono a Roma anche molte icone di Maria, tipiche dell’arte bizantina, ed alcune di esse sono sopravvissute fino ai nostri giorni come la celebre “Salus Populi Romani” attribuita alla mano di San Luca, conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore, icona che secondo la tradizione, nel 590, salvò la città dalla terribile epidemia di peste dopo una processione penitenziale guidata dal Papa Gregorio Magno da Santa Maria Maggiore a San Pietro.

Nel Medioevo ci fu una grande fioritura di edicole mariane ma andate perdute nella quasi totalità.
Dalla fine del Quattrocento alla metà dell’Ottocento le edicole mariane chiamate popolarmente “Madonnelle”, dipinte o scolpite entro piccoli tabernacoli e sistemate sugli spigoli o sulle facciate di molti edifici, hanno testimoniato il sentimento religioso popolare dei diversi rioni di Roma e il gusto artistico delle varie epoche storiche.

Molte di queste immagini stradali diventarono, fin dal Quattrocento e dal Cinquecento, oggetto di particolare venerazione perché ritenute miracolose: la Madonna dell’Orto che compie guarigioni, la Madonna della Consolazione che libera un innocente dalla forca, la Madonna dei Miracoli che salva un bambino scivolato nel fiume, la Madonna della Pace che fa abbracciare due rissosi, la Madonna della Purità, la Madonna del Buon Consiglio, la Madonna della Misericordia, la Madonna del Pozzo ed altre, ognuna col suo attributo riferito ad un evento soprannaturale. Per queste Madonne si edificarono cappelle e chiese ancora oggi esistenti.

Ma è verso la fine del Settecento e più precisamente il 9 di luglio del 1796 che si verificò a Roma una sequenza di fatti prodigiosi che si protrassero per tutto un anno. Esposte alla devozione dei fedeli nelle pubbliche vie, molte icone avrebbero mosso gli occhi e lacrimato, accompagnando questo prodigio con guarigioni straordinarie per cui il fervore religioso si accese notevolmente e si organizzarono processioni seguite da atti di penitenza.

Per verificare l’autenticità dei prodigi si istruirono dei processi da parte dell’autorità ecclesiastica, al termine dei quali 26 immagini mariane vennero riconosciute ufficialmente miracolose. E le Madonnelle si moltiplicarono nella città e divennero luoghi di riferimento e di aggregazione sociale dove la pietà religiosa dei devoti era più spontanea ed intima e i cui lumicini accesi, di notte, erano gli unici punti luminosi per i viandanti. Tra le effigi miracolose sopravvissute e rimaste nella loro antica collocazione c’è la Madonna della Provvidenza in via delle Botteghe Oscure con una targa che fa riferimento allo storico evento.



Passeggero, l’immagine che tu veneri avendo il 9 luglio 1796 con vario movimento degli occhi e aspetto benigno confortato il popolo supplicante attrasse a sé i cuori e lodi di tutti. L’amore filiale pose questo ricordo.


Ma l’immagine di Maria più cara al cuore dei romani è la Madonna del Divino Amore di Castel di Leva. Nella primavera del 1740 un pellegrino diretto a Roma, nei pressi di un cascinale sulla via Ardeatina fu assalito da un branco di cani randagi. Cominciò a correre disperatamente per trovare un rifugio e giunto presso una torre diroccata dell’antico Castel di Leva vide l’effige della Madonna dipinta sull’arco e la invocò con un grido: “Madonna mia, fammi la grazia!”. Una forza invisibile frenò l’impeto dei cani che si dispersero per la campagna e l’uomo fu salvo.

Rapida e grandiosa fu la diffusione della devozione in questo nuovo luogo di misericordia per la Madre di Dio e degli uomini a cui fu attribuito il titolo di Madonna del Divino Amore.
Si costruì subito una chiesa per dare dimora al venerato affresco. Da allora ebbero inizio i pellegrinaggi popolari divenuti sempre più numerosi e che continuano ai giorni nostri con il più noto che è quello notturno che si svolge a Roma ogni sabato, a piedi, da Porta San Sebastiano coprendo una distanza di 15 chilometri.

Conseguentemente sono state collocate nei quartieri romani molte edicole con riprodotta l’immagine della Madonna del Divino Amore, tra le quali rimane famosa quella effigiata sul muro del Castro Pretorio sul viale del Policlinico dove - si tramanda - un gruppo di persone, durante un mitragliamento di aerei americani nel periodo bellico, invocando la protezione della Madonna si salvò addossandosi al muro.

L’avvenimento che più ha rafforzato la devozione dei romani alla Madonna del Divino Amore risale al giugno 1944. Roma correva il pericolo di essere distrutta dagli eventi bellici, e affinché il popolo romano invocasse la sua salvezza, fu trasferito il quadro della Vergine in città nella chiesa di Sant’Ignazio dove il Papa Pio XII si recò a pregare con una grande folla.
La Madonna compie il miracolo: domenica 4 giugno “le resistenze tedesche crollarono e gli Alleati poterono entrare in città senza ferire”. Lo stesso Churchill avrebbe scritto in un suo memoriale: “… che la conquista di Roma avvenne in modo imprevisto”.

Enorme fu l’impressione destata nella cittadinanza dalla straordinaria grazia ottenuta per l’intercessione della Madonna del Divino Amore: cortei di pellegrini affluirono nella chiesa per baciare il quadro santo e dire semplicemente: “Grazie, Madonna!” Tra i pellegrini, il Papa, che dopo un solenne ringraziamento, proclamò la Madonna del Divino Amore “Salvatrice dell’Urbe”. E i romani fanno voto di riportare nei costumi l’austerità cristiana, di rinnovare il Santuario di Castel di Leva e di creare in quel luogo un’opera di carità e di religione in Suo Onore.

Oggi il sacro colle del Divino Amore è divenuto “Terra di Maria” per le numerose opere di pietà e di carità dedicate al Suo Nome. In questa cittadella mariana dal 1975 si svolge la Tendopoli Mariana Nazionale dei giovani che si ripete ogni anno in agosto.
Per il Giubileo del Duemila il popolo romano ha offerto alla Madre Celeste un più grande Tempio con pareti di cristallo ed impianti tecnologici.
E la Madre, dall’umile e dolce sembiante, continuerà a parlare al cuore di quanti si affideranno all’ineffabile Suo Cuore.









©2010. Maria Teresa d'Orazio




















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