LA MEMORIA DIMENTICATA


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a cura di Teresa Maria Rauzino

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Autore: Maria Teresa D'Orazio
Commentare: 01.02.2010 00:57

FEBBRAIO: FEBRUARE, PURIFICARE

Il rigorismo religioso dei primi romani preminentemente legati alla terra ed ai suoi prodotti, fissò una liturgia di feriae publicae, tappe festive per celebrare riti collettivi al fine di garantirsi la fertilità della terra, la prolificità del gregge, la crescita rigogliosa della vegetazione, i raccolti abbondanti. Numerose erano le pratiche magico-rituali che si svolgevano nel corso dell’anno calendariale, con lo scopo di procacciarsi il bene e allontanare il male.

L’anno arcaico romano iniziava con il risveglio della natura ed il primo mese era dedicato a Marte (Martius da cui il termine Marzo), in origine dio dei campi e poi divenuto dio guerriero proprio per la sua difesa armata della terra coltivata.

I successivi mesi: Aprilis (da aperire:aprire), Maius (da maior/maius:grande), Iunius (da iunior:maturo), erano sacri allo schiudersi, al crescere e al maturare delle sementi. Seguivano: Quintilis, Sextilis, September, October, November, December, che prendevano il nome dall’ordine numerico di successione. L’undicesimo, Ianuarius (Gennaio), era dedicato al dio Giano che, essendo un buon propiziatore di ogni inizio, proteggeva il ricominciamento del lavoro agricolo.

L’ultimo mese dell’anno, Februarius (Febbraio), prendeva nome dalle cerimonie di purificazione, propiziatrici per il nuovo anno. Per prepararsi al passaggio era necessario purificarsi con una serie di riti. I più antichi, istituiti secondo la tradizione, da Numa Pompilio, il secondo leggendario re di Roma a cui si attribuisce il riordinamento del calendario arcaico, erano le Februalia, che avevano luogo di notte al lume delle torce ed in cui confluivano diverse cerimonie di purificazione con offerte ai defunti, con sacrifici espiatori agli dei infernali e riti propiziatori di fecondità per le donne.

Ma le più importanti feste lustrali di febbraio erano le Lupercalia, feste in onore di Fauno Luperco (lupum arceo-caccio il lupo), antichissimo dio della natura selvaggia, protettore delle greggi (dai lupi) e propiziatore della loro fecondità. La cerimonia si celebrava il 15 febbraio in una grotta alle falde del colle Palatino dove - la leggenda tramanda - sarebbero stati trovati ed allattati da una lupa, Romolo e Remo.

In età storica, nei riti dei Lupercali si accomunavano la purificazione del luogo sacrificando degli animali e la propiziazione della fecondità. Dopo aver immolato alcuni capri dinanzi alla grotta sacra del Palatino, i Luperci, sacerdoti del dio Luperco, coperti solo da una cintura in vita, correvano tutt’intorno al colle percuotendo con delle corregge (strisce di pelle degli animali appena uccisi) il suolo per stimolarne la fertilità ed il ventre delle donne incontrate sul percorso, che si offrivano spontaneamete, per favorirne la fecondità.

La circumambulazione del colle Palatino si richiamava al tempo arcaico quando il colle era esposto alla minaccia dei lupi e i pastori difendevano le loro greggi con un rito che imponeva la protezione di una cintura magica da essi stessi prodotta, mentre si pronunciavano scongiuri e si placavano le forze avverse con l’offerta di un capro.
I Lupercali si protrassero fino al V secolo d.C.



Una antichissima rappresentazione dei Lupercali: dei giovani percuotono il ventre di una donna per trasmetterle fecondità


Nel 494, Papa Gelasio I dette ordine al Senato Romano di abolire queste feste popolari e licenziose e istituì la festa cristiana della purificazione, proprio per contrapporla alla festa pagana. Era caratterizzata da una lunga processione in cui venivano benedetti i ceri “per tutto purificare”: cereorum luminibus coruscans da cui il termine di Candelora.

Per una coincidenza calendariale, la Chiesa potè fissare al 2 febbraio la festa della Presentazione di Gesù al Tempio che assunse il titolo di Purificazione di Maria, in osservanza alla legge ebraica che prescriveva la purificazione della madre quaranta giorni dopo il parto, mediante l’offerta a Dio di ogni primogenito.

Il Papa Sergio I (687-701) accrebbe la solennità della festa della Candelora istituendo una solenne processione che partiva dalla chiesa di Santa Martina in tribus foris (una chiesa sorta sulle rovine del Secretarium Senatus, al limite dei Fori Imperiali) con un corteo di cardinali e di popolo recanti ceri benedetti fino a raggiungere la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il rito della bella festa della Candelora “per tutto purificare” vive ancora oggi in tutte le nostre chiese con la distribuzione ai fedeli delle candele benedette. Nelle nostre regioni si accendono in questo mese di febbraio fuochi e falò attorno ai quali si riunisce la gente; residui di feste solstiziali, sono fuochi di buon augurio per il risvegliarsi della vita nelle erbe e nelle piante.




Fracchie di San Marco in Lamis (FG)



©2010. Maria Teresa D'Orazio














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