Commentare: 01.12.2009 11:43
L’ARA DEL CIELO
Dopo la fondazione di Roma sul colle Palatino, iniziò quel processo di occupazione e di aggregazione dei villaggi stanziati sugli altri colli, resosi necessario per lo sviluppo della primitiva città. A baluardo difensivo degli agglomerati urbani fu prescelto il colle Capitolino per la sua posizione strategica: alto appena 47 metri, ma protendendosi verso il guado tiberino e caratterizzato da fianchi scoscesi, ben si prestava a quelle funzioni di roccaforte inattaccabile.
Era detto inizialmente mons Saturnius, monte di Saturno (antica divinità romana), formato da due alture separate da una depressione (l’intermontium-oggi piazza del Campidoglio) che Romolo concesse ad asylum per accogliervi i fuggiaschi delle città vicine.
L’altura nord, fortificata fin dalle origini, fu l’Arx, il forte per eccellenza. Fu chiamato poi monte Tarpeo in seguito al leggendario tradimento di Tarpea, figlia di Spurio Tarpeo, comandante della rocca capitolina; la giovane aprì le porte a Tito Tazio, re dei Sabini, che aveva mosso guerra ai Romani per vendicare il ratto delle loro donne avvenuto con un inganno durante una festa religiosa presso il guado tiberino. Rimase famosa una rupe del colle, la rupe Tarpea, da dove venivano precipitati, ancora nel Medioevo, i traditori della patria.
Sul colle furono eretti dapprima piccoli templi: a Giove Feretrio, costruito dallo stesso Romolo, e ad altre divinità; ma quello destinato a rimanere il tempio principale del culto ufficiale romano fu il tempio dedicato alla Triade protettrice di Roma: Giove Ottimo Massimo, Giunone, Minerva.
La sua costruzione fu iniziata durante il regno di Tarquinio Prisco (VI sec.a.C.) e fu inaugurato all’inizio dell’eta repubblicana (509 a.C.). Durante gli scavi per le fondamenta fu trovato un grande cranio umano e si utilizzò la parola caput per designare il colle come testa della città e in seguito, come caput-olim-capitolium, con il significato di capitale in ogni tempo.
Il grande tempio capitolino dalle tegole d’oro divenne il luogo destinato per le pubbliche offerte votive e dove i generali vittoriosi andavano a deporre le spoglie trionfali tolte ai popoli vinti e a compiere i sacrifici rituali. Tutta l’area circostante il tempio fu occupata da santuari, are, sacelli, statue e portici che contenevano opere d’arte dedicate alle divinità.
Nel 390 a.C. avvenne sul colle il famoso assedio notturno da parte dei Galli, assedio che Manlio Capitolino riuscì a respingere svegliato dallo schiamazzo delle oche sacre a Giunone. Sull’Arx fu eretto poi un tempio in onore di Giunone Ammonitrice (Iuno Moneta). Nel 343 a.C., presso il tempio “ad Monetam”, essendo il luogo più sicuro, fu costruita la Zecca dello Stato e il termine “moneta” passò ad indicare i pezzi di metallo che vi venivano coniati, termine che rimase a significare “denaro”.
Nel 78 a.C., tra le due alture del colle, fu edificata l’imponente fabbrica del Tabularium, il deposito delle tabule (le leggi e i documenti dello Stato romano). Il Capitolium, fin dall’inizio, fu dunque consacrato a funzioni di carattere pubblico; esso fu simbolo e custode dei poteri politico e religioso di Roma.
Una leggenda cristiana sulle premonizioni dei grandi personaggi del paganesimo vuole che l’imperatore Augusto (27 a.C.), recatosi sul colle Capitolino per consultare la Sibilla Tiburtina sul destino di Roma, ebbe la profezia dell’imminente arrivo di un Re che avrebbe regnato in eterno. Mentre venivano pronunciate tali parole dalla profetessa, si aprì la volta celeste e avvolta in un raggio di luce, discese una bellissima donna con in grembo un Bambino che si posò su un’ara, mentre una voce diceva: “Ecce ara primogeniti Dei”. Augusto, colpito dall’evento, fece innalzare nello stesso punto della visione, un altare per il futuro sovrano celeste da cui il termine Aracoeli.
Col passare dei secoli il colle Capitolino rimase sempre il cuore della città pur tra declini e rinascite. Sulle antiche costruzioni in rovina ne sorsero delle altre conservando esse con assoluta coerenza le loro funzioni originarie: religiose, politiche e culturali. Ancora oggi, nello splendore monumentale realizzato nel Cinquecento dal genio di Michelangelo, il Campidoglio ospita, oltre l’amministrazione comunale, una delle maggiori concentrazioni artistiche del mondo, continuando così l’illustre tradizione che ha visto svolgersi sul colle Capitolino tutti i grandi eventi che hanno scandito la lunga storia di Roma.
Il disegno della irradiazione a stella ideato da Michelangelo per la pavimentazione della piazza volle significare la centralità di questo colle nell’ordinamento culturale e giuridico del mondo, influenzato dalle ideologie diffuse da Roma. Negli Stati Uniti d’America, nella capitale costruita ex novo di Washington, si darà il nome di The Capitol, il Campidoglio, al gigantesco edificio neoclassico che ospita i due rami del Congresso; così gli Stati della Federazione, in due città, hanno il loro Campidoglio, la Capitol Hill del potere legislativo ed esecutivo che riproduce “simbolicamente” il sacro colle dell’Urbe.
A continuità del sacro, sul colle Capitolino, sovrapposto al tempio di Giunone Moneta e inglobando secondo la tradizione, l’Ara del Cielo, alla metà del III secolo d.C., sorse un primo luogo di culto per volontà di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Nel VII secolo fu costruita la prima chiesa dedicata a Santa Maria di Dio per opera di papa Gregorio Magno. Nel X secolo divenne abbazia benedettina col titolo di Santa Maria in Capitolio fino ad essere ricostruita dai francescani, nel XII secolo, nell’attuale forma basilicale con la denominazione di Santa Maria in Aracoeli.
Nel 1348 fu completata con la imponente scalinata di 124 gradini a spese del Popolo Romano, per ringraziare la Vergine Maria dall’aver preservata Roma dalla pestilenza.
La basilica dell’Aracoeli è legata ai riti natalizi romani: in una cappella è conservato il Santo Bambino, una veneratissima e popolare statuetta lignea trecentesca, intagliata nel legno di un olivo dell’orto del Gethsemani da un frate francescano. Si tramanda che ha poteri miracolosi e sul suo altare giungono da ogni parte del mondo mucchi di lettere invocanti l’aiuto divino. Dal Natale all’Epifania, la statua vestita di devozioni d’oro viene esposta nel Presepio della Basilica, dove i bambini romani recitano i loro “sermoncini” (recite poetiche).
Ab immemorabile, i religiosi, nella compieta dei giorni natalizi cantano: “Stellato hic in circulo / sybillae tunc oraculo / te vidi Rex in coelo”.

©2009. Maria Teresa d'Orazio



