Commentare: 26.05.2009 13:57
Il contesto socio-culturale di Ischitella e del Gargano tra Seicento e Settecento

In un ideale percorso giannoniano, il luogo della memoria ritrovato è la piccola Ischitella del tempo in cui Pietro Giannone vi nacque. Nel suo paese egli visse per ben diciotto anni, ma gli dedicò soltanto poche righe della “Vita, scritta da lui medesimo” . Non sappiamo il perché dell'omissione. Questo “poco attaccamento” alla sua terra d'origine gli verrà rimproverato da Michelangelo Manicone che all'amato Gargano dedicò due libri: La Fisica Appula e La Fisica Daunica .
Effettivamente, Giannone dedica una sola pagina della sua autobiografia a quegli anni trascorsi ad Ischitella. Egli localizza così la sua patria: «Io nacqui da onesti parenti a’ sette di maggio dell'anno 1676, in una terra del monte Gargano, nella Puglia de’ Dauni chiamata Ischitella, prossima a’ lidi del mare Adriatico, dirimpetto all'isole Diomedee, ora dette di Tremiti» .
Allevato nell'infanzia dalla pia e savia madre Lucrezia Micaglia, ed «erudito negli esercizi di pietà con somma accuratezza e religione», Pietro Giannone fu mandato «ad apprender grammatica» dall’arciprete della parrocchia di Santa Maria Maggiore di Ischitella, «uomo versato nella lingua latina per quanto comportava la condizione del luogo, ma molto più commendabile per la sua probità e per l’esemplari ed incorrotti suoi costumi» .
Giannone, durante l’adolescenza, rischiò di morire: fu colpito da una febbre altissima ed il medico di famiglia, non tenendo conto sulla sua gracilità, gli somministrò una eccessiva dose di antimonio, che gli provocò gravi effetti collaterali. Scrive Giannone: «Mancò poco che non esalassi l'anima fra le braccia della mia cara madre. Ma, sicome il pericolo fu grave, così, quelli cessati, in breve tempo tornai al pristino stato di perfetta salute» .
Lo stato sanitario del Gargano, in quegli anni, era molto precario. Il Pisani attesta che nell’anno 1679 si verificarono "diverse sorte d’infirmità", fra cui una grave epidemia malarica. La malattia si manifestava nei primi due giorni con "dolori di reni mediocri", un po' di febbre e mal di testa; il terzo giorno la temperatura corporea degli infermi raggiungeva punte altissime, per dieci e talvolta venti ore. A Vieste morirono ben 285 persone: «Tre parti incirca - racconta Pisani - sono stati figlioli et figliole, in particolare di quelli che succhiavano latte delle madri infermi; et la quarta parte sarà stata di persone in maggiore età, in particolare di quelli che erano più deboli, che non potevano resistere a tanta lunga indisposizione» . Nel 1684 perirono altre 217 persone «a causa del male di vetrana, posteme, carbonchi e resipele» .
La febbre del Giannone, per fortuna, non ebbe una di queste cause letali.
All'età di quindici anni, Pietro Giannone fu indirizzato dal padre Scipione agli studi di filosofia presso un frate francescano, valente professore e teologo rinomato nel suo ordine, il quale era stato nominato “lettore giubilato”. Chi aveva avuto questo onorificenza poteva scegliere come dimora il convento più gradito «per menar ivi il rimanente di sua vita in quiete e riposo». Giannone ricorda che il suo maestro, «naturale del luogo, s’elesse il convento de’ suoi frati, costrutto da antichissimi tempi in Ischitella sua patria, e quivi venne a dimorare».
Grazie a costui, che gli insegnò la filosofia con grande amore e diligenza, in pochi anni il giovane Giannone, applicandosi con somma attenzione, dopo aver seguito il corso di logica, fisica e metafisica, divenne un “piccolo filosofo” scolastico-scotista. Terminato il corso sulla filosofia d'Aristotele, i genitori, per fargli studiare giurisprudenza, decisero di mandarlo a Napoli. Avrebbe potuto contare sull’aiuto economico di uno zio di sua madre, che gli era molto affezionato: essendo questi un sacerdote «agiato di beni di fortuna», avrebbe potuto ospitarlo e sostenerlo negli studi .
Qui si chiude il sipario sugli anni vissuti ad Ischitella. Giannone partì per Napoli e non farà alcun cenno della sua “patria” nelle sue opere, se non in questa pagina autobiografica.
Il nostro intento, in questo saggio, sarà di ricostruire il contesto socio-culturale di Ischitella e del Gargano tra Seicento e Settecento, ricorrendo ai pochi documenti coevi.
IL SAGGIO "ISCHITELLA; "PATRIA DI PIETRO GIANNONE" CONTINUA QUI....

©2009 TERESA MARIA RAUZINO
Il saggio è tratto dal volume: AAVV, Atti del Convegno nazionale "La formazione umana e culturale di Pietro
Giannone"a cura di Giuseppe De Matteis, Edizioni Centro Grafico Francescano, Foggia, 2007.



